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	<title>la cooperazione reggiana &#187; istoreco</title>
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		<title>Paride Allegri e la scuola convitto di Rivaltella</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2012 06:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 5 ottobre è scomparso Paride Allegri, protagonista della lotta partigiana come comandante di brigata della 76ma Sap Angelo Zanti, &#8220;figura di assoluto rilievo umano...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 5 ottobre è scomparso Paride Allegri</strong>, protagonista della lotta partigiana come comandante di brigata della 76ma Sap Angelo Zanti, &#8220;figura di assoluto rilievo umano e militare tra tutte le forze della Resistenza reggiana&#8221; (così lo ha ricordato Istoreco), personalità di grande spessore culturale e politico.<br />
<strong>Tra i primi ad occuparsi di tematiche ambientali e pacifiste, fu consigliere comunale per i Verdi a Reggio Emilia e nel 1999 diede vita a Montalto di Vezzano, dove viveva da anni, al &#8220;Centro per la riconciliazione dei popoli&#8221;.</strong> Allegri va ricordato anche per la sua significativa esperienza nel mondo cooperativo, che lo vide protagonista nei primi anni del dopoguerra. A questo riguardo è interessante leggere una preziosissima intervista allo stesso Allegri curata da Giovanna Boiardi, e pubblicata sul numero 103 dell&#8217;aprile 2007 di Ricerche Storiche, la rivista pubblicata da Istoreco. Dall&#8217;intervista (dal titolo La scuola convitto &#8220;Rinascita&#8221; di Rivaltella. <strong>Paride racconta 1945-1948, emerge un Allegri (allora dirigente dell&#8217;Anpi) molto attivo in ambito cooperativo e nella formazione dei giovani cooperatori. &#8220;Organizzammo cooperative di trasporti – spiega Paride Allegri all&#8217;intervistatrice &#8211; utilizzando i camion tedeschi catturati o degli americani.</strong> Sorsero varie cooperative di trasporto a Reggio Emilia, perchè c&#8217;era bisogno di trasportare tutti i materiali, cooperative tutte dirette da partigiani che avevano la patente di guida. E poi organizzammo un servizio tra tutti i trasportatori dell&#8217;alta Italia. Chi aderiva a questa organizzazione si doveva fermare in certi punti della città per caricare le persone che si trasferivano dall&#8217;alta Italia. Era una specie di supplemento ai servizi di Stato (&#8230;&#8230;&#8230;). Poi abbiamo favorito la nascita delle cooperative di consumo, delle cooperative di muratori. Abbiamo stimolato tutto il movimento cooperativo, partecipando alla sua rinascita. L&#8217;Anpi &#8211; prosegue Allegri &#8211; ha organizzato una cooperativa di operai che si chiamava Motomeccanica, che aveva raggiunto la capacità di costruire persino delle imbarcazioni per il Po, dei veri e propri motoscafi; questa azienda era stata promossa, tramite me, dall&#8217;Anpi, ed era a sviluppo tecnologico avanzato e doveva essere un punto di guida per lo sviluppo. Funzionò per alcuni anni (&#8230;&#8230;&#8230;.). Dopo aver creato queste cose, trovavo un dirigente a cui affidavo tutto l&#8217;andamento&#8221;. Paride Allegri contribuisce poi alla nascita di cooperative anche nelle campagne (ricordiamo che era un agronomo), come la cooperativa agricola del Campovolo, che gestiva tutta la terra di quell&#8217;area, grazie ad una assegnazione del Comando dell&#8217;Aeronautica di Padova. L&#8217;Anpi, nell&#8217;ambito di un progetto nazionale, <strong>incaricò poi Allegri di aprire una scuola per i partigiani e i reduci dei campi di prigionia, rivolta all&#8217;agricoltura e all&#8217;edilizia.</strong> &#8220;L&#8217;obiettivo della scuola &#8211; spiega Allegri &#8211; era anche che i ragazzi dovessero fare una vita collettiva, cioè vivere assieme. Andavano dai 16 fino ai 24, 25 anni. Era gente che aveva bisogno di imparare un mestiere. Lì dormivano, studiavano e andavano a fare attività esterna nei cantieri&#8221;. Il primo corso si tenne dall&#8217;ottobre &#8217;45 all&#8217;estate &#8217;46: la sede era il palazzo di Rivaltella, di proprietà di Guglielmo Ferrarini (e il perfezionamento dell&#8217;acquisto da parte di Ferrarini fu una vicenda complessa legata anche al suo utilizzo come scuola). &#8220;Nella scuola &#8211; prosegue Allegri &#8211; si crearono i primi dirigenti delle cooperative muratori edili. Le cooperative grosse a Reggio<br />
Emilia furono guidate dagli allievi e dai ragazzi che avevano fatto il primo corso della scuola, che si chiamava Rinascita&#8221;. Al primo corso parteciparono 60/70 ragazzi divisi nel corso di meccanica agraria e per capocantiere edile. Successivamente arrivarono quasi a 200, con tre corsi di agraria e tre per capicantiere. Paride Allegri aveva chiamato alla scuola come insegnanti e istruttori persone di valore. <strong>Tra i primi collaboratori di Allegri ci furono anche Loris Malaguzzi, Athos Porta, Rolando Cavandoli e Diano Francescotti, che ebbe un ruolo rilevantissimo nella cooperazione reggiana.</strong> Allegri lasciò la scuola nel 1949 (che proseguì l&#8217;attività fino al 1954), per dedicarsi alla nascita del Consorzio per le macchine agricole, per aiutare i contadini che avevano occupato le terre.</p>
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		<title>Un libro su Valdo Magnani cooperatore</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 13:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie Cooperative]]></category>
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		<description><![CDATA[Valdo Magnani, politico e intellettuale raffinato, tra le personalità più importanti del dopoguerra italiano, è noto in particolar modo per la sua tormentata vicenda politica...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Valdo Magnani, politico e intellettuale raffinato, tra le personalità più importanti del dopoguerra italiano, è noto in particolar modo per la sua tormentata vicenda politica legata al Pci. Ma per un lungo periodo, dopo il suo rientro nel Pci agli inizi degli anni 60, fu un dirigente cooperativo di altissimo livello, tanto da diventare per due anni presidente della Lega Nazionale delle Cooperative.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa sua esperienza cooperativa è appena uscito un libro scritto dallo storico Tito Menzani: &#8220;<strong>Valdo Magnani cooperatore. Un intellettuale reggiano e il suo contributo per una impresa differente&#8221;</strong>. Di questo lavoro, edito da Unicopli, e della figura di Magnani si è parlato il 16 settembre a Festareggio, in una iniziativa organizzata da Istoreco. Sono intervenuti lo stesso Tito Menzani, Simona Caselli, presidente di Legacoop Reggio Emilia, e Maurizio Brioni, dirigente di Coopsette e studioso del fenomeno cooperativo. Ha coordinato l&#8217;incontro Mirco Carrattieri, presidente di Istoreco.<br />
Menzani ha tratteggiato l&#8217;esperienza nella cooperazione di Magnani, un periodo non breve della sua vita, ma ancora poco studiato. Presidente prima dell&#8217;Associazione nazionale delle Cooperative agricole, poi presidente del Fincooper, la finanziaria della Lega delle Cooperative, <strong>viene eletto presidente nazionale della Lega delle Cooperative tra il 1978 e il 1979</strong>. Ruolo questo che assume in un momento drammatico per la Lega, coinvolta nell&#8217;affare Duina. Magnani viene scelto per le sue capacità e per la sua statura morale. Se l&#8217;esperienza della Lega delle Cooperative non si conclude in quel periodo, come molti pensavano che dovesse essere, lo si deve all&#8217;impegno e all&#8217;intelligenza di Magnani.<strong> Lasciato il massimo incarico nella Lega Magnani entra poi nel board dell&#8217;Ica (l&#8217;Alleanza cooperativa internazionale) e assume la presidenza dell&#8217;Istituto Luzzatti, per morire nel 1982.</strong> Per Menzani nel pensiero di Magnani è evidente un approccio riformista, che si ritrova nei suoi lavori sulla cooperazione. Un altro aspetto del pensiero di Magnani è quello di considerare la forma cooperativa alternativa all&#8217;impresa privata e all&#8217;impresa pubblica.<br />
<strong>Simona Caselli ha ricordato la grande stima che la cooperazione emiliana ha nutrito per Valdo Magnani, una figura che ha saputo unire grandi capacità organizzative con una analisi dell&#8217;esperienza cooperativa collocata sempre in una visione più ampia dei problemi.</strong> Magnani, nel suo impegno di dirigente della Lega delle Cooperative, ha sempre tenuto al centro la &#8220;missione&#8221; della cooperazione, come impresa &#8220;differente&#8221; possibile modello per una economia &#8220;differente&#8221;. La presidente di Legacoop ha anche sottolineato la visione strategica di Magnani, in particolare per<strong> l&#8217;importanza data ai problemi del credito (allora sottovalutati nel mondo cooperativo), alla proiezione internazionale della cooperazione e ai temi dell&#8217;unità del mondo cooperativo.</strong><br />
Maurizio Brioni, ricordando come Magnani abbia rappresentato una delle ultime figure di &#8220;ideologo&#8221; del movimento operaio italiano, ha sottolineato uno degli aspetti salienti del suo pensiero: una questione decisiva è la capacità delle persone di autoorganizzarsi, non solo come scelta difensiva, ma anche come prospettiva di miglioramento. Il ragionamento di Magnani non era sviluppato in chiave ideologica, ma partiva dalla necessità di costruire dal basso una società nuova.<br />
Nella interessante discussione su Magnani e la cooperazione non sono mancati anche collegamenti con la situazione attuale, dove emerge in tutto il mondo il ruolo che può avere, e che ha avuto, la cooperazione nella situazione di crisi che si sta vivendo.</p>
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