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	<title>la cooperazione reggiana &#187; graslab</title>
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		<title>Il 3 luglio al Tecnopolo un incontro sul WorkersBuyout: si è parlato delle esperienze reggiane</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 13:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa vuol dire WorkersBuyOut? Un fenomeno che sta diventando sempre più interessante e diffuso: operai e dipendenti delle aziende che al momento della crisi uniscono le forze e decidono di non disperdere tutti gli anni e il knowhow conquistato</strong>. Comprano l&#8217;azienda e diventano imprenditori.</p>
<p><strong>Il 3 luglio se ne è parlato al Tecnopolo di Reggio Emilia, in una iniziativa organizzata da FiordiRisorse</strong>, l&#8217;unica Business Community del territorio, che non poteva restare impermeabile di fronte a un fenomeno così importante e concreto. Sono intervenuti diversi rappresentanti di cooperative nate con il WorkersBuyOut, assieme a <strong>Legacoop</strong> e <strong>Coopfond</strong>.</p>
<p><strong>Art Lining</strong> di S.Ilario d’Enza produce interni per cravatte. Una serie di investimenti sbagliati prima, e poi la crisi del mercato americano dove era concentrato l&#8217;export, costringono la vecchia proprietà a dichiarare fallimento. Nessun imprenditore era disposto a rilevare l&#8217;attività. Una stasi durata un anno, poi la decisione, insieme ad altri dieci dipendenti, di diventare una cooperativa e di ricominciare con le proprie forze. Il Tfr è diventato il nuovo capitale sociale, 120mila euro. <strong>E’ il progetto pilota di Legacoop ed è stato raccontato da Stefania Ghidoni, la vicepresidente.</strong></p>
<p><strong>Greslab</strong> è una società cooperativa che ha rilevato nel 2011 la liquidata Ceramica Magica di Scandiano. Producono piastrelle. Il capitale sociale di Greslab è finanziato dai suoi soci, da Legacoop e Cfi (Cooperazione finanza impresa, la società cooperativa per azioni partecipata dal ministero dello Sviluppo economico). L&#8217;azienda adesso non solo va molto bene, ma ha anche ottenuto un riconoscimento alla fiera di Los Angeles. Ne ha parlato il presidente, <strong>Antonio Caselli.</strong></p>
<p><strong>Italstick</strong> è un progetto iniziato a gennaio 2010 e arrivato a conclusione il 16 marzo del 2011, quando è stata costituita la cooperativa con 24 dipendenti soci dalle ceneri della Diaures. Racconta<strong> Carlo Zibordi</strong>, il presidente: &#8221; E&#8217; un&#8217; avventura che rappresenta un modello buono per la risoluzione di altre situazioni di crisi aziendali. Purché alla base ci siano progetti seri e la voglia di impegnarsi. Perché non bisogna nascondersi che il passaggio da dipendenti a imprenditori, anche a livello cooperativo, è comunque un passo faticoso: cambia la gestione dei tempi, in ambito sia professionale sia privato, a volte serve anche trattenere parte dello stipendio per finanziare gli investimenti, per incrementare il fondo rischi. Occorre, cioè, la capacità di guardare avanti. Ma ne vale la pena&#8221;</p>
<p><strong>Lfoundry</strong> è il progetto di workers buyout nato dalla chiusura di uno stabilimento di Micron (ex Texas Instruments), colosso multinazionale nel campo dei microprocessori. Ce ne parlerà Fabrizio Famà, vicepresidente dell&#8217;azienda. Sono inoltre intervenuti <strong>Simona Caselli</strong>, presidente di <strong>Legacoop Reggio Emilia</strong>, e <strong>Gianfranco Tibaldi</strong> di <strong>Coopfond</strong>, che ha tra i suoi compiti statutari quello di promuovere, rafforzare e estendere la presenza cooperativa all’interno del sistema economico nazionale. L’iniziativa è stata moderata da<strong> Giuseppe Leoni</strong> e <strong>Lucia Mastroiacovo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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