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	<title>la cooperazione reggiana &#187; francesca malagoli</title>
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		<title>DONNE E LAVORO: OUT OUT o WIN WIN?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 16:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Malagoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Donne al lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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		<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[win win]]></category>

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		<description><![CDATA[Per uscire vincenti dai luoghi comuni…. Conciliare famiglia e lavoro retribuito è possibile? O meglio: Conciliare famiglia e lavoro retribuito è possibile ANCHE PER UNA...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
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<p>Per uscire vincenti dai luoghi comuni….</p>
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<p align="JUSTIFY">Conciliare famiglia e lavoro retribuito è possibile?</p>
<p align="JUSTIFY">O meglio: Conciliare famiglia e lavoro retribuito è possibile <strong>ANCHE PER UNA DONNA</strong>??</p>
<p align="JUSTIFY">O meglio: Conciliare famiglia e lavoro retribuito è possibile <strong>ANCHE PER UNA DONNA ITALIANA</strong>???</p>
<p align="JUSTIFY">Partiamo dai dati.</p>
<p align="JUSTIFY">In questi ultimi anni l’attenzione per l’importanza economica delle donne è andata decisamente crescendo a livello mondiale. Il loro ruolo viene oggi riconosciuto come una fonte di buona salute, maturità e vitalità economica del sistema. Il World Economic Forum pubblica ogni anno il “Global Gender Gap Report”. In base ai dati del 2012 l’Italia crolla dal 74° al 80° posto (su 135 paesi analizzati) in termini di disparità complessiva uomo/donna, posizionandosi dopo Ghana, Kenya, Honduras, Botswana, Peru. Collocandosi tristemente tra il 39% dei paesi in peggioramento (a fronte di un 61% in miglioramento).</p>
<p align="JUSTIFY">Analizzando gli indicatori di dettaglio (sempre su 135 paesi):</p>
<ul>
<li>Partecipazione all’economia: <strong>101°</strong> posto</li>
<li>Istruzione: <strong>65°</strong> posto</li>
<li>Salute e aspettativa di vita: <strong>76°</strong> posto</li>
<li>Presenza in Politica:<strong> 71°</strong> posto</li>
<li>Partecipazione come forza lavoro:<strong> 87°</strong> posto</li>
<li>Divario salariale uomo/donna a parità di ruolo: <strong>126°</strong> posto</li>
<li>Livello di istruzione: <strong>59°</strong> posto</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Risulta invece raggiunta la parità tra i generi per presenza nell’educazione secondaria di secondo livello e all’Università. Emerge quindi un contesto nel quale le donne Italiane sono istruite, escono da scuole ed università con apparenti pari opportunità rispetto ai colleghi uomini, ma sono poi pesantemente penalizzate di fatto in termini di sviluppo di carriera, partecipazione/presenza nei ruoli di vertice in economia e politica, livelli retributivi etc.</p>
<p align="JUSTIFY">Dalla ricerca realizzata da Econag (spin off Alma Mater Studiorum Università di Bologna) condotta nel 2010 sull’occupazione femminile all’interno del sistema cooperativo regionale sono emersi dati che confermano il trend nazionale (e visto il trend peggiorativo non vorrei dover dire che sia quasi meglio non disporre di dati più aggiornati…..) ossia:</p>
<ul>
<li>Scarsa presenza di donne ai vertici delle aziende (soffitto di cristallo);</li>
<li>Minori opportunità di carriera (correlate alla minor disponibilità di tempo);</li>
<li>Carico del doppio lavoro retribuito e non retribuito (lavoro di cura); responsabilità di cura familiare non equamente ripartite;</li>
<li>Differenze salariali a parità di ruolo (equal pay day);</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Risultati ancora più eclatanti, se si considera che il tasso di occupazione femminile all’interno del sistema cooperativo dell’Emilia Romagna è di molto superiore allo stesso dato a livello nazionale e se si considera il fatto che, tra i valori fondanti del sistema cooperativo, si trova proprio il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici e il miglioramento della qualità del lavoro e della vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Il tema della capacità/incapacità di conciliare i tempi di vita e di lavoro ricade oggi di fatto solo sulle spalle delle donne stesse e viene considerato, nella migliore delle ipotesi,un problema personale delle donne, o perfino, un ineluttabile fattore biologico.</p>
<p align="JUSTIFY">Le conseguenze sono che le giovani donne che si affacciano al mondo del lavoro con lauree brillanti, ottimi risultati accademici, piene di speranze, temono (e visti i dati difficile dare loro torto) che mettere su famiglia debba necessariamente comportare una riduzione dell’impegno lavorativo e quindi per non penalizzare la carriera, rinunciano a fare figli, o rimandano il momento della procreazione a volte fino ad una soglia di non ritorno, o riducono il numero di figli che desidererebbero. Altre invece rinunciano alla carriera a favore della famiglia, tanto che il tasso di abbandono del lavoro dopo la nascita del primo figlio è del 20%, mentre il tasso di fertilità è di 1,4 figli.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Fin qui dati e fatti sembrano avvallare l’ipotesi che il tema donne e lavoro sia effettivamente un OUT OUT e che le donne, ancora oggi, debbano essere costrette ad una scelta drastica tra lavoro e famiglia, tra realizzarsi come professioniste oppure come madri, e che per loro il prezzo da pagare per potersi realizzare come PERSONE sia ancora troppo alto.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Ma in realtà, ribaltando il punto di vista ……..</p>
<p align="JUSTIFY">Il fatto che le donne inizino un percorso di formazione scolastica durante il quale ottengono ottimi risultati tanto quanto, se non meglio, dei colleghi maschi, ma che tra i 30 e i 40 anni di età, periodo che coincide solitamente con la creazione di una famiglia, si registri un rallentamento dello sviluppo di carriera <strong>è un dato che non può essere considerato un problema personale delle donne, bensì impatta sui risultati aziendali in termini di perdita di TALENTI.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il fatto che le aziende per i ruoli di responsabilità e di vertice attingano oggi quasi esclusivamente al 50% delle opportunità rappresentate dall’universo maschile è di fatto un dato che impoverisce il potenziale bacino di utenza delle aziende e quindi le loro opportunità di crescita e sviluppo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il fatto che le aziende possano ancora giustificarsi dicendo che non riescono a trovare personale femminile che voglia assumere questo ruolo o questa responsabilità è solo un finto alibi, le aziende dovrebbero iniziare a chiedersi:</p>
<p align="JUSTIFY">“cosa possiamo fare per attirare talenti dall’intero bacino di potenzialità esistenti, quindi dal 100% della popolazione e cosa possiamo fare affinché una volta inserite in azienda le migliori potenzialità non ci sia una fascia di persone (sovente donne) che a causa di esigenze di cura o incombenze dettate dalla vita familiare si veda costretta, suo malgrado, a ridurre l’impegno lavorativo, quando tali problematiche possono trovare ottime soluzioni dal punto di vista organizzativo?”</p>
<p align="JUSTIFY">Da consulente di organizzazione aziendale dico quindi che il tema della conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, può essere trattato e risolto per quello che di fatto è: un cambiamento organizzativo, con vantaggi reciproci in termini di miglioramento del benessere delle persone e miglioramento dei risultati aziendali.</p>
<p align="JUSTIFY">Nei prossimi articoli vedremo come…..</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a></p>
<p><a href="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2013/02/FrancescaMalagoli.jpg"><img alt="FrancescaMalagoli" src="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2013/02/FrancescaMalagoli.jpg" width="600" height="149" /></a></p>
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		<title>Mondo del lavoro e Welfare: per diventare presto un “paese per giovani” e un “paese per donne”</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 06:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Malagoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Donne al lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[francesca malagoli]]></category>
		<category><![CDATA[paese per donne]]></category>
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		<description><![CDATA[Qual è l’Italia che vorrei? Vorrei un’Italia in grado di leggere i cambiamenti insiti nella società e nell’economia e in grado di renderli effettivi ed...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Qual è l’Italia che vorrei?</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Vorrei un’Italia in grado di leggere i cambiamenti insiti nella società e nell’economia e in grado di renderli effettivi ed operativi nei diversi ambiti, settore privato, settore pubblico, famiglie e cittadini e soprattutto un’Italia in cui i grandi proclami condivisibili, non siano poi palesemente in contrasto con le politiche adottate o con la struttura immutabile di un sistema di privilegi per pochi, in questo pese che non è (ancora e per ora!!) un paese per giovani (come ci dice Alessandro Rosina)!! Quindi che è – ancora e per ora – un paese senza futuro.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Perché?</strong></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a> Perché riprendendo la lettera al figlio che Pier Luigi Celli lesse all’incontro di generazioni di Modena del 97, prima di arrivare a dire la stessa cosa a mio figlio e mia figlia e quindi di lasciare l’Italia e di trovare la loro strada all’estero, vorrei provare a cambiare qualcosa;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Perché ci sono esempi concreti di possibilità di trasformazione dei problemi in opportunità, cambiando prospettiva! Si può fare!!</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Si parla di problemi economici e di calo della natalità, problema dell’occupazione e della precarietà del lavoro per i giovani, problema della sottooccupazione femminile rispetto agli standard europei o meglio mondiali, problema delle pensioni, posticipo dell’età pensionabile, problema dell’invecchiamento della popolazione, tutto ciò in un momento in cui l’ente pubblico rischia di avere sempre meno risorse da destinare ai servizi di cura ai bambini, agli anziani, etc e in cui le famiglie cambiano e cambia la struttura demografica della nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Come ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E’ necessario quindi ribaltare totalmente prospettiva e chiedersi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<p align="JUSTIFY">Se siano le persone, i giovani, le donne, i pensionati a doversi sempre accollare con responsabilità i sacrifici necessari e adeguarsi alla struttura esistente, immutata e immutabile della nostra società, o piuttosto<span style="text-decoration: underline;"><strong>come possano le imprese, le istituzioni, gli Enti Locali, le Associazioni datoriali, leggere questi cambiamenti socio demografici e proporre modelli diversi ed innovativi di lavoro e welfare</strong></span><strong>;</strong></p>
</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<p align="JUSTIFY">Se questi apparenti problemi non siano in realtà <strong>un’opportunità di cambiamento che possa di fatto modificare in positivo tre aspetti correlati: la capacità delle imprese di stare sul mercato e di lavorare in modo più efficace ed efficiente, la capacità dell’ente pubblico di leggere i bisogni dei cittadini ed essere promotore di risposte adeguate, la possibilità per le persone, lavoratori e lavoratrici e cittadini e cittadine di trovare nuovi equilibri familiari e migliore qualità di vita</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E’ assurdo continuare a chiedere sacrifici e responsabilità ai giovani precari valorizzando la flessibilità del lavoro quando la struttura della società e tutti i privilegi conseguenti rimangono imperniati sul posto fisso, dall’erogazione di un mutuo, alla costruzione di una famiglia. E’ assurdo parlare di sottoccupazione femminile, quando si richiede solo alle donne di adeguarsi a modelli aziendali e di organizzazione del lavoro maschili e soprattutto imperniati su una struttura di società che non esiste più. Le famiglie non sono più composte da un capofamiglia maschio percettore di reddito con a casa una moglie dedita all’attività di cura. Le famiglie e i nostri figli hanno e avranno due genitori che lavorano entrambi, spesso per necessità, e che entrambi devono, possono e vogliono occuparsi di loro!</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E’ provato che nei paesi in cui le donne non sono costrette a scegliere tra maternità e lavoro la natalità aumenta, aumenta la richiesta di servizi e si sviluppa l’economia. Goldman e Sachs stima una crescita del 13% de PIL in Italia se il livello di occupazione femminile aumentasse oltre il 60% (dal 48% attuale).</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Quindi, sono le imprese e il settore pubblico che devono cambiare ed adeguarsi per diventare un po’ di più paesi per giovani e per donne</strong> se vogliamo raggiungere questi obiettivi economici!</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Come conciliare tutto questo, trovandone vantaggi per tutti i soggetti e <strong>migliorando la qualità delle nostre vite</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Come direttore di un ente di formazione ed esperta di gestione risorse umane ed organizzazione aziendale, vedo quotidianamente che le aziende hanno sempre più necessità di lavorare in modo efficace ed efficiente, rispondendo in tempi rapidi o meglio anticipando i cambiamenti del mercato e del contesto socio economico, contestualmente hanno però meno risorse da investire. Inoltre devono tenere conto dei cambiamenti socio demografici, e con risorse decrescenti garantire l’inserimento dei giovani, di donne, il mantenimento e l’aggiornamento di competenze di lavoratori in età avanzata. Come conciliare tutto ciò?</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Dovranno cambiare le competenze richieste e la modalità di lavoro i sistemi di valorizzazione delle competenze e sistemi premianti e sempre più la strategia competitiva si giocherà a livello di risorse umane. Diviene strategico garantirsi le migliori risorse, più motivate, produttive efficienti, e con competenze sempre crescenti, che sviluppino creatività, innovazione, nel corso della loro LUNGA vita lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Quindi dovranno esserci cambiamenti culturali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<p align="JUSTIFY">Lavorare sempre più per obiettivi , indipendentemente dal tempo fisico di presenza sul luogo di lavoro &#8211; (conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, flessibilità degli orari, telelavoro);</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Valorizzare le competenze acquisite in contesti diversi da quello lavorativo, garantire alle persone crescita personale e vivacità intellettuale, permettere percorsi di carriera non lineari, interruzioni, anni sabbatici, congedi parentali. La vita lavorativa non sarà nettamente distinta in fase produttiva e pensione;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le aziende anche in momenti di calo di risorse economiche potranno motivare i lavoratori non solo con benefit ed incentivi economici , ma anche con tempo, servizi, ferie, anni sabbatici, in sintesi qualità della vita etc. Lavorare tutti, meglio in modo diverso.</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Tutto ciò per garantire i migliori risultati aziendali e la soddisfazione e il benessere delle persone</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Come amministratore di un Ente Locale, vedo quotidianamente che il pubblico ha e avrà sempre maggiori difficoltà a garantire il livello di servizi ai quali siamo abituati, soprattutto in Emilia Romagna. Anche in questo caso è necessario un cambiamento di prospettiva e intendere il soggetto pubblico non più erogatore, ma in grado di <strong>leggere i bisogni dei cittadini </strong> (in termini non solo economici, ma anche in termini di tempo, organizzazione di servizi e soluzione di problemi) ed essere promotore di soluzioni. Stimolando quindi modelli di integrazione pubblico privato, nei quali altri soggetti economici (le cooperative) possano trovare spazi di sviluppo. Oggi più che mai e in un prossimo futuro, la cooperazione già fortemente presente nel terzo settore, potrà essere il soggetto che prima, meglio e più di altri si integra in questo modello sociale,</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<p align="JUSTIFY">sia come realtà aziendale attenta al benessere dei lavoratori (anche se con risorse economiche limitate),</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">sia come soggetto privilegiato di interlocuzione con l’ente pubblico,</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">sia come sistema in grado di sviluppare nuovi business nell’ambito dei servizi</p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">e a maggior ragione noi giovani cooperatori possiamo essere promotori di questa nuova cultura.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2012/11/FrancescaMalagoli1.jpg"><img class="size-full wp-image-1225 aligncenter" title="FrancescaMalagoli" alt="" src="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2012/11/FrancescaMalagoli1.jpg" width="600" height="149" /></a></p>
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