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	<title>la cooperazione reggiana &#187; Storie Cooperative</title>
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		<title>UN LIBRO PER GLI OTTANT’ANNI DELLA LATTERIA SOCIALE IL FORNACIONE DI FELINA</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jan 2014 07:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ll 21 dicembre scorso sono stati festeggiati con una bella e partecipata iniziativa (280 presenti) gli ottant’anni di vita della Latteria sociale Il Fornacione di Felina</strong>. I festeggiamenti hanno visto la presenza di 280 persone, con diverse autorità; tra queste la presidente della Provincia <strong>Sonia Masini </strong>e il sindaco di Castelnovo ne’ Monti <strong>Gianluca Marconi</strong>. Per <strong>Legacoop Reggio Emilia </strong>erano presenti la presidente <strong>Simona Caselli </strong>e il responsabile del settore agroalimentare <strong>Luigi Tamburini. Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il libro di Athos Nobili “Il Fornacione, 1933-2013. Ottant’anni di lavoro, di progresso e di vita”.</strong> Il libro, dopo la presentazione del presidente della cooperativa <strong>Nardo Ferrarini</strong>, presenta anche tre interventi della senatrice <strong>Leana Pignedoli</strong>, particolarmente legata al Fornacione, essendo di Felina, del sindaco di Castelnovo ne’ Monti <strong>Gianluca Marconi </strong>e di <strong>Luigi Tamburini</strong>.</p>
<p><strong>Oggi Il Fornacione è una delle realtà economiche più importanti della montagna reggiana, e tra i caseifici più significativi della provincia, ma pur nelle continue trasformazioni e innovazioni ha saputo tenere uno stretto collegamento con la sua storia, a cominciare dalla sede, che pur con recenti lavori di riqualificazione, ha mantenuto lo stesso impianto del 1933, presentandosi con un edificio in pietra molto bello dove ha anche sede l’accogliente spaccio di vendita.</strong></p>
<p>Il senso del libro lo chiarisce Nardo Ferrarini: “<strong>Abbiamo voluto questa pubblicazione non solo per festeggiare l’ottantesimo compleanno della nostra latteria, ma soprattutto per ricordare e documentare i grossi sacrifici fatti dai suoi fondatori in un’epoca particolarmente difficile sotto il profilo socio-economico in una zona di montagna come Felina e l’Appennino Reggiano</strong>. La loro opera – prosegue il presidente Ferrarini – è stata, per tutti i soci della Fornacione e, credo, per tutti i felinesi, un dono impagabile che indendiamo consegnare inalterato alle nuove generazioni”.</p>
<p><strong>Il senso dell’intergenerazionalità, tipico della cooperazione, traspare dal racconto e dal lavoro di ricerca di Athos Nobili. La storia del Fornacione è in realtà una storia di persone, che hanno sempre creduto nella latteria sociale, l’hanno difesa e l’hanno sempre sviluppata con lungimiranza</strong>. E’ anche la storia dei soci e delle loro famiglie, della loro vita: il libro è infatti ricco di documenti e di fotografie prese dagli album di famiglia. Non manca un commosso ricordo di <strong>Sergio Zanetti</strong>, prematuramente scomparso il 26 luglio 2013, che per anni è stato il consulente del Fornacione e un punto di riferimento per tutto il settore agricolo della montagna reggiana.Il senso di una Latteria sociale fatta principalmente di persone, si coglie anche nelle belle parole di <strong>Leana Pignedoli. “Il Fornacione non riesci a pensarlo solo come un luogo dove si produce e si vende il Parmigiano Reggiano. E’ qualcosa di più. Vai lì e ti senti un po’ a casa.</strong> E’ come se il tempo avesse lasciato tracce inconfondibili, non solo peri muri recuperati ad arte che ti evocano le atmosfere dei primi del Novecento ma perché risenti l’atmosfera originaria, di quando il caseificio era sì il centro della produzione, ma anche il punto di incontro di un paese. Ci si attardava al casello, allora, non solo per discutere il prezzo del latte, ma per parlare di molto altro, dalle questioni pubbliche a quelle private”.</p>
<p>Il<strong> sindaco Marconi</strong>, che è anche presidente internazionale della Rete delle Città Slow, nel capitolo “Il Fornacione ha ottant’anni ed è sempre giovane”, <strong>ricorda con piacere l’entusiasmo di Carlin Petrini per il  formaggio del Fornacione</strong>, e di tanti altri amici di tutto il mondo, un formaggio usato quasi come un lasciapassare per aprire tante porte. <strong>Luigi Tamburini, nel suo intervento, ripercorre invece le fasi di profonda trasformazione del settore lattiero-caseario degli ultimi anni, dove la latteria del Fornacione è sempre stata una protagonista dell’innovazione, mantenendo saldi i legami con la tradizione.</strong></p>
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		<title>La cooperativa Andria ha festeggiato Eros Guerrieri: 80 anni per un cooperatore a tutto tondo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 15:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>La cooperativa di abitanti Andria ha festeggiato il 29 marzo scorso gli 80 anni di Eros Guerrieri, per molto tempo vicepresidente della cooperativa</b>. E’ stata una festa semplice tra amici, ma a cui hanno voluto partecipare anche il sindaco di Correggio <b>Marzio Iotti</b>, l&#8217;ex sindaco <b>Giuliano Ferrari</b>, il presidente della cooperativa sociale &#8220;<b>Il Bucaneve</b>&#8221; (dove tuttora Guerrieri è vicepresidente) <b>Luigi Codeluppi</b>, la presidente dell&#8217;Anffas di Correggio <b>Claudia Guidetti</b> (di cui Guerrieri è socio e collaboratore), gli ex sindaci di Fabbrico <b>Franco Terzi</b> e di Bagnolo <b>Lino Dallaglio</b>.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; stata un momento molto sentito, carico d&#8217;emozione. Sono state consegnate a Guerrieri le targhe di riconoscimento di Andria e della cooperativa &#8220;Il Bucaneve&#8221;, oltre ad un bel quadro che ritrae Antonio Allegri che il sindaco ha donato, quale riconoscimento del Comune di Correggio. Sono poi state lette le corrispondenze arrivata dal presidente nazionale di <b>Legacoop Abitanti</b>, quella di <b>Legacoop Reggio Emilia</b> e quella di <b>Lauro Lugli</b> presidente di <b>Legacoop Modena</b>.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il sindaco e gli altri invitati – spiega il presidente di Andria Sergio Calzari &#8211; hanno poi motivata la loro presenza con espressioni di riconoscenza ad un uomo che per oltre 50 anni è stato al servizio della comunità. Lo spirito di servizio di Guerrieri è stato preso ad esempio di un modo di fare volontariato che è nel Dna , nel cuore e nella pratica della nostra gente; un volontariato che è prezioso perché spesso è fatto in silenzio e senza l&#8217;attesa di uno specifico riconoscimento. Così ha asserito il sindaco. Guerrieri ha ringraziato tutti. Non s&#8217;aspettava nessuna manifestazione di riconoscenza, però, ha sottolineato, che l&#8217;affetto che gli abbiamo espresso è lo sprone migliore per continuare ad essere in qualche misura utile agli altri. Del suo impegno c oralmente abbiamo detto che ne possiamo essere certi.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Guerrieri ha dedicato, infatti, la sua vita al servizio della comunità in vari ambiti: politici, professionali, del volontariato, nella cooperazione</b>. Tuttora è in prima linea a portare avanti e a difendere i valori in cui crede. Guerrieri è stato a lungo assessore all’urbanistica del Comune di Correggio, con i sindaci Giulio Fantuzzi, Giuliano Ferrari e Maino Marchi. Ha poi ricoperto la carica di presidente della “Metano Correggio”. Il suo lavoro si è svolto nel settore agricolo, quale tecnico commerciale dell’allora Cpca, ora Progeo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>E’ stato a lungo vice presidente della cooperativa Andria, il cui incarico è stato da Lui volontariamente lasciato alcuni anni fa, con un gesto apprezzato e per nulla richiesto, in quanto la stima e la considerazione in lui erano, e sono, molto evidenti</b>. Con questo atto, semplice e significativo, ha dato un preciso segnale a come “farsi da parte”, senza avanzare pretese e/o riconoscimenti. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;">“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tuttora Eros Guerrieri – ricorda Sergio Calzari &#8211; è qui in cooperativa e ci aiuta, con le sue capacità, esperienza, saggezza, a gestire momenti non facili, irti d’insidie e, proprio per questi motivi, il suo apporto risulta spesso importante e prezioso: fa tutto questo in modo volontaristico e spassionato. <b>Eros Guerrieri ha fondato con altre persone di Correggio la cooperativa sociale Il Bucaneve, che s’incarica dell’inserimento lavorativo di ragazzi/e disabili, di cui è il vice presidente</b>. Noi di Andria vogliamo che questa storia sia conosciuta, specie in una fase come quella che stiamo vivendo, dove il ricambio intergenerazionale, l’ascesa di nuove figure in ruoli di giuda, le richiesta di rinnovamento che giungono dalla società sono gli imperativi al cambiamento. Ci può essere un rinnovamento non necessariamente conflittuale, che nasce dal buon senso e che preveda il ricambio nei ruoli, ma al contempo sia capace di tenere insieme l’idea, il vigore, l’energia dei giovani con il sapere acquisito dai meno giovani nella vita vissuta, nel fare e nell’impegno profuso, nello spirito di servizio che molti di questi hanno messo nel loro operare. L’esperienza di vita di Eros Guerrieri ci racconta tutto questo: un bel esempio da raccontare”.</span></span></p>
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		<title>Un saluto ai Laboratori integrati delle cooperative Zora e Lo Stradello</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 15:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storie Cooperative]]></category>
		<category><![CDATA[Come polvere in un raggio di sole]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle settimane scorse Emanuele, operatore dei Laboratori integrati delle cooperative sociali Zora e Lo Stradello di Scandiano (RE), ha terminato il suo periodo di lavoro....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle settimane scorse Emanuele, operatore dei Laboratori integrati delle cooperative sociali Zora e Lo Stradello di Scandiano (RE), ha terminato il suo periodo di lavoro. Ha salutato i suoi colleghi e i suoi ragazzi in modo irrituale, spiegando loro &#8211; e alla sua maniera -  gli aspetti postivi del suo lavoro.<br />
I Laboratori integrati sono nati nell’aprile del 2008 da un progetto delle cooperative Zora (di tipo A) e Lo Stradello (di tipo B), con la collaborazione dei Servizi Sociali del Distretto di Scandiano. Il progetto nasce per dare risposta a quelle situazioni di transizione tra l’espressione di un bisogno assistenziale alla vera e propria esigenza di integrazione lavorativa. Le persone che “lavorano” quotidianamente ai Laboratori necessitano di sperimentare un contesto occupazionale accompagnato, in attesa di entrare definitivamente nel mondo del lavoro, con l&#8217;obiettivo di sviluppare autonomie relazionali e sociali attraverso le attività organizzata e i momenti di pausa.</p>
<p><strong><em>Perchè</em></strong></p>
<p><strong><em>Perchè per me venire ai Laboratori non è solo la busta paga il 12 del mese:</em></strong><br />
<strong><em>è la Meris&#8230; Babaaaa Daiiiii</em></strong><br />
<strong><em>è Norman che cerca di non sbagliare mai ma si ritrova sempre il maroncino d&#8217;oro in mano</em></strong><br />
<strong><em>è Luca che non ho ancora capito bene cosa dice ma va bene così</em></strong><br />
<strong><em>è Ida che ogni due minuti si fa un taglietto sul dito e le devo mettere un cerotto</em></strong><br />
<strong><em>è la Marina che mi da del lei e mi sento quasi una persona seria!</em></strong><br />
<strong><em>è Andrea che è l&#8217;unico al mondo che credo muoia dalla voglia di pelare le cipolle</em></strong><br />
<strong><em>è Gaudenzio che ha un culo a carte invidiabile</em></strong><br />
<strong><em>è Aldo che non ha mai appetito e ha una morosa che si chiama Alda</em></strong><br />
<strong><em>è Luca Aldo che spero rallenti un pò perchè è un po&#8217; agitato ultimamente</em></strong><br />
<strong><em>è Daniela che tifa una squadra o l&#8217;altra a seconda dell&#8217;operatore che incontra</em></strong><br />
<strong><em>è Ercole intriso di energia cinetica che conosce le migliori barzellette del mondo</em></strong><br />
<strong><em>è Elena che non so come farà senza qualcuno che la frusti ogni tanto</em></strong><br />
<strong><em>è Mauro che nasconde un cocomero sotto la maglia, secondo me</em></strong><br />
<strong><em>è Gianluca che è un sindacalista mancato e un gran corteggiatore</em></strong><br />
<strong><em>è Carlo che ha un cappello con la ventola quando fa caldo</em></strong><br />
<strong><em>è Martina che è un pò chiacchierona ma noi la sopportiamo volentieri</em></strong><br />
<strong><em>è Alle che ti fa le domande trabocchetto per scrivere un libro sulla tua vita </em></strong><br />
<strong><em>è Ambra che mi ha regalato il disegno di Pikachu perchè ha le scosse come lei</em></strong><br />
<strong><em>è Vanessa che se non la fermi lavora fino a mezzanotte</em></strong><br />
<strong><em>è Giordana che mi chiama Tomiotto e si cercherà un nuovo amante</em></strong><br />
<strong><em>è Giuliano che gioca ai videogiochi tutte le mattine che arrivo a lavorare</em></strong><br />
<strong><em>è Gabriele che ha il poster dei Rolling Stone nell&#8217;armadietto</em></strong><br />
<strong><em>è Federica&#8230; ma che beeeel nasiiiino!</em></strong><br />
<strong><em>è VAleria che si veste solo da SSSara e va a San Siro più di me</em></strong><br />
<strong><em>è anche la Sarocchi che le fregavo mezza brioches a merenda</em></strong><br />
<strong><em>è Roberto che non ho fatto in tempo a salutare</em></strong><br />
<strong><em>è Luca F. che la prima domanda che fa è sempre &#8220;C&#8217;è Elisa?&#8221;</em></strong><br />
<strong><em>è Massimo che lo vedo pochi secondi al giorno ma so che è milanista e tantobasta!</em></strong><br />
<strong><em>è Max B. che canta Gigi D&#8217;Alessio a squarciagola</em></strong><br />
<strong><em>è Manuela che si chiama come me e al mercoledì porta le torte</em></strong><br />
<strong><em>è Alessio che ci&#8230;ci&#8230;ci&#8230;vediamo cccciovedì!</em></strong><br />
<strong><em>è Serenella che non so proprio come farò senza</em></strong><br />
<strong><em>è Rosy che non si sa come incanta tutti</em></strong><br />
<strong><em>è Matteo&#8230;che siamo sulla stessa barca</em></strong><br />
<strong><em>è Ully che a pranzo mangia cose strane che mi fanno un pò paura anche</em></strong><br />
<strong><em>è Luigi che come bluffa lui a briscola nessuno mai</em></strong><br />
<strong><em>è Beppe il mio compagno di carte nella squadra giovani</em></strong><br />
<strong><em>è Rivi che un giorno ha guardato l&#8217;orizzonte con me&#8230; è stato un bel momento</em></strong><br />
<strong><em>è Mauri che ha mosso mari e monti per me e non lo ringrazierò ami abbastanza di tutto</em></strong><br />
<strong><em>è Elisa mia compagna di pizzino della tristezza del mercoledì e l&#8217;amica di tutti i giorni</em></strong><br />
<strong><em>è Cinzia, mio amore mancato solo perchè sono nato troppo tardi e che per me non è mai andata via</em></strong><br />
<strong><em>è la Barbara&#8230; la mia mentore che adesso dovrà fare senza di me&#8230;</em></strong><br />
<strong><em>è il caffè del mattino, i trasporti alla sera, il marone d&#8217;oro, le pizzate, la briscola fino alle due, il cd dei cartoni animati sul pulmino, il murales sul muro, Rivi che fa delle ricerche su internet, i traslochi, i ragazzi, l&#8217;equipe&#8230; e mille cose tutte belle&#8230;siete voi&#8230;e un poco sono anche io! </em></strong></p>
<p><strong><em>Vostro Emanuele</em></strong></p>
<p>E questo è il commento di Maurizio Fajeti, coordinatore dei Laboratori e autore del recente libro &#8220;Come polvere in un raggio di sole&#8221;, una raccolta di storie sulla esperienza di Zora e Lo Stradello. «&#8230;Perchè questo per me è vero sentimento cooperativistico e non solo, e a volte dovremmo ricordarcene un po&#8217; tutti. Grazie Emanuele ma come sempre ti ripeto che non è un addio. Maurizio (Che non ha mai smesso di chiederti, &#8220;Che impegni hai questa mattina?&#8221;)»</p>
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		<title>L&#8217;introduzione di Simona Caselli al libro su Giannetto Gatti &#8220;Bracciante, soldato e partigiano, cooperatore&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Caselli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Storie Cooperative]]></category>
		<category><![CDATA[giannetto gatti]]></category>
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		<description><![CDATA[ Questo libro narra di un contadino dalla terza elementare, antifascista, partigiano nella lotta di Resistenza, cooperatore per tutta la vita. È un libro singolare per...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"> Questo libro narra di un contadino dalla terza elementare, antifascista, partigiano nella lotta di Resistenza, cooperatore per tutta la vita. È un libro singolare per la scrittura, per il contenuto appassionante, per la straordinaria figura del protagonista, al quale la Repubblica ha conferito l’onorificenza di Commendatore. Come prefazione potrei fermarmi qui.  Ma questa storia <strong>aiuta noi cooperatori nella vita e nel nostro lavoro e il suo racconto scarno ed essenziale, così vicino alle esperienze umane, proprio della “scrittura orale”, ci propone più di una riflessione</strong>. Abbiamo davanti un uomo di pace, che definisce la guerra “la cosa peggiore da ogni punto di vista per l’umanità”, un contadino che ama la terra ed il lavoro per essa, i campi arati con maestria, quando l’aratro era tirato dai buoi, le prime macchine che risparmiavano la fatica dei braccianti. Per chi, come me, è nata molto dopo quel periodo, la descrizione ha la cadenza di un film, che mostra queste donne e questi uomini con la loro duplice fatica: una per il lavoro e l’altra per il suo risultato. Ci fa vedere le loro discussioni, le perplessità, i sacrifici, i timori. <strong>Ma anche il loro coraggio, l’intelligenza pratica (meglio i cocomeri del prato), la solidarietà (il latte per i bambini), la determinazione.</strong> Nel libro di Giannetto Gatti manca qualsiasi esibizione. Egli, oltre che per il suo nome, è un reggiano inesorabile, figlio di un popolo mite, austero e tenace, capace di pensare l’impensabile e, soprattutto, di realizzare cose sbalorditive con una modestia incapace di propaganda. Guarda caso qui da noi oltre l’80% delle famiglie ha la casa propria, e i servizi sanitari, assistenziali ed educativi per l’infanzia, per gli anziani e per i più deboli sono tra i più avanzati d’Italia e, forse, d’Europa.<strong> Giannetto descrive il suo pensiero senza mettere in mostra la sua saggezza e la sua cultura: anzi, ci tiene a dire che ha la terza elementare, ma per noi cooperatori si è conquistato da un pezzo, sul campo, la laurea honoris causa in Economia Cooperativa.</strong> Nonostante questo suo modo di porsi, chi legge resta ammirato dalla trama delle sue relazioni umane, dalla poetica descrizione delle conversazioni dei compagni dopo il lavoro, dall’esaltazione del lavoro, strumento di dignità delle persone e sempre fina-lizzato alla solidarietà, dalla coscienza della propria attività di dirigente aziendale, dalla concretezza dei risultati, dalla chiaroveggenza dei grandi problemi, dal senso di moderazione e di equità. Gli antichi pensavano che il segreto della felicità é la libertà e che il segreto della libertà é un cuore valoroso. Giannetto non ha mai usato la parola felicità, ma ha certamente un grande cuore.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><strong>Giannetto Gatti è un uomo sobrio, cosciente di essere parte della classe dirigente. In un paese come il nostro dove la classe dirigente ha spesso brillato per inettitudine e per il silenzio, egli sa quali sono i suoi meriti e quelli dei suoi amici contadini, coi quali ha sempre condiviso la collegialità delle decisioni.</strong></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Sobrietà e coscienza sono un tratto che Giannetto mantiene anche rispetto alla Commenda che la Repubblica gli attribuisce. Giannetto Gatti è un uomo moderno, un esempio per il futuro. Egli è nostro compagno di lavoro e nostro Maestro. È per l’esempio di uomini come lui se la nostra opera è meno ardua e una storia come la sua ci rende coscienti della nostra forza. È anche per questo che ci fa particolare piacere festeggiarlo in questo 2012, Anno Internazionale delle Cooperative di cui lui è senz’altro un emblema, avendo dedicato la vita alla concreta applicazione dei principi cooperativi. Non so se in una prefazione si possono fare dei ringraziamenti. <strong>Il lettore mi scuserà se faccio un’eccezione, ma devo farla a nome delle migliaia di cooperatori che qui rappresento, che sono felici di essere compagni di un uomo di tale levatura.</strong></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Caro Commendatore, grazie! Con te ci sentiamo più sicuri nel nostro lavoro e nella nostra vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2012/12/SimonaCaselli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1723" title="SimonaCaselli" src="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2012/12/SimonaCaselli.jpg" alt="" width="600" height="149" /></a></p>
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		<title>Un cooperatore in viaggio a Manchester</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 10:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[the cooperative]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi dicono: Vai a Manchester al congresso dell&#8217;Alleanza Cooperativa Mondiale. Urca. Sono emozionato, poi penso: cosa so, io, di Manchester? Sicuramente so di Sir Alex...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi dicono: Vai a Manchester al congresso dell&#8217;Alleanza Cooperativa Mondiale. Urca. Sono emozionato, poi penso: cosa so, io, di Manchester?<br />
Sicuramente so di Sir Alex Ferguson, del suo Manchester United e di quell&#8217; Old Trafford che è <strong>uno dei templi del calcio moderno,</strong> e fin qui è facile. E poi? Gli Oasis da dove venivano? Sempre da quella città, se non sbaglio. Poi, controllo su google maps in chepreciso posto della brughiera inglese sta questa città e quanti abitanti ha (500 000 circa, non è piccolissima ) , scopro pure che è vicinissima a Rochdale, dove venne fondata la prima cooperativa nel 1844, e allora cominciano a mettersi in moto i neuroni e mi sovviene di quella corrosiva descrizione che ho letto di quella città tanti anni fa, forse neanche maggiorenne:</p>
<div style="text-align: justify;">“Manchester [...] comprende quattrocentomila persone, piuttosto più che meno. La città stessa è costruita in modo singolare e si potrebbe abitarvi per anni e entrarvi e uscirne ogni giorno senza mai venire a contatto con un quartiere operaio o anche soltanto con operai, almeno fino a quando ci si limitasse a seguire i propri affari o ad andare a passeggio. E ciò deriva principalmente dal fatto che, per un tacito, inconsapevole accordo, come pure per una consapevole ed espressa intenzione, i quartieri operai sono nettamente separati dai quartieri destinati alla classe media, ovvero, dove ciò non è possibile, sono stati coperti con il manto della carità….. ….<br />
Dirò ancora che gli stabilimenti industriali sono disposti quasi tutti lungo il corso dei tre fiumi o dei diversi canali che si diramano per la città, e passo quindi direttamente a illustrare i quartieri operai. Ecco in primo luogo la città vecchia di Manchester, che si stende tra il margine settentrionale del quartiere commerciale e l’Irk. …Qui siamo realmente in un quartiere quasi dichiaratamente operaio, poiché anche i negozi e le osterie non si prendono la briga di apparire un po’ puliti. Ma questo non è ancor nulla a paragone delle viuzze e dei cortili che si stendono dietro di esse, e ai quali si arriva soltanto per mezzo di stretti passaggi coperti attraverso i quali non passano neppure due persone l’una accanto all’altra. È difficile immaginare la disordinata mescolanza delle case, che si fa beffe di ogni urbanistica razionale, l’ammassamento, per cui sono letteralmente addossate le une alle altre. E la colpa non è soltanto degli edifici sopravvissuti ai vecchi tempi di Manchester: in tempi più recenti la confusione è stata portata al massimo, poiché dovunque vi fosse un pezzetto di spazio tra le costruzioni dell’epoca precedente, si è continuato a costruire e a rappezzare, fino a togliere tra le case anche l’ultimo pollice di terra libera ancora suscettibile di essere utilizzata. [...]</div>
<p style="text-align: justify;">In basso scorre, o meglio ristagna l’Irk, un fiume stretto, nerastro, puzzolente, pieno di immondizie e di rifiuti che riversa sulla riva destra, più piatta; con il tempo asciutto su questa riva resta una lunga fila di ripugnanti pozzanghere fangose, verdastre, dal cui fondo salgono continuamente alla superficie bolle di gas mefitici che diffondono un puzzo intollerabile anche per chi sta sul ponte, quaranta o cinquanta piedi sopra il livello dell’acqua. Per di più ad ogni passo il fiume si trova ostacolato da alti argini, dietro i quali si depositano e imputridiscono in grandi quantità il fango e i rifiuti. In capo al ponte, stanno grandi concerie, più sopra ancora tintorie, mulini per polverizzare ossa, e gasometri, i cui canali di scolo e rifiuti si riversano tutti nell’Irk, che raccoglie inoltre anche il contenuto delle attigue fognature e latrine. È facile immaginare, dunque, di quale natura siano i depositi che il fiume lascia dietro di sé. A piè del ponte si vedono le macerie, l’immondizia, il sudiciume e la rovina dei cortili che danno sulla ripida riva sinistra; una casa segue immediatamente l’altra, e, per l’inclinazione della riva se ne vede di ciascuna un pezzo: tutte nere di fumo, sgretolate, vecchie, con le intelaiature e i vetri delle finestre in pezzi. Lo sfondo è formato da vecchi stabilimenti industriali simili a caserme. Sulla riva destra, più pianeggiante, vi è una lunga serie di case e di fabbriche; già la seconda casa è diroccata, senza tetto, piena di macerie, e la terza è così bassa che il piano inferiore è inabitabile e quindi è sprovvisto di finestre e di porte. Lo sfondo è costituito qui dal cimitero dei poveri, dalle stazioni delle ferrovie di Liverpool e di Leeds, e dietro ad esse è la casa di correzione, la «Bastiglia della legge sui poveri» di Manchester, che come una cittadella guarda minacciosa dall’alto di una collina, dietro alte mura e merli, verso il quartiere operaio che si trova di fronte.”</p>
<p style="text-align: justify;">La firmava <strong>Federico Engels</strong> ed era una delle più avvincenti descrizioni della condizione operaia durante la rivoluzione industriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Del congresso della cooperazione mondiale non sapevo nulla a parte quelle poche informazioni raccolte dai documenti preparatori che mi erano stati inviati. <strong>Con questi pochi ma saldi presupposti sono partito in ottima e cooperativa compagnia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’arrivo è stato all&#8217;altezza della aspettative: servizi pubblici funzionanti e correttezza inglese. La serata della prima giornata è trascorsa tra negozi urbani della concorrenza per tentare di capire come va il mondo. Manchester è passato, presente e futuro. Lo si nota dappertutto. È passato perché forte è l’orgoglio di aver contribuito con la rivoluzione industriale e i suoi prodotti politici – sovrastrutturali, si sarebbe scritto un tempo – a rendere migliore la vita degli uomini. In questa città è palpabile la soddisfazione di aver fatto da culla al movimento cooperativo, a quello operaio, ai primi esperimenti degli imprenditori illuminati ( Owen stette di casa per diversi anni qui ) e la cura della memoria di questi eventi raggiunge vette per noi inimmaginabili.<br />
<strong>Non credo ci siano tante città in giro per il mondo a poter vantare un intero quartiere cooperativo, con riuniti i diversi palazzi sedi della grande cooperativa di consumo</strong> (che qui, a scanso di equivoci si chiama The cooperative, con l’articolo determinativo, tanto per chiarire), della assicurazione cooperativa, e di altre cooperative. È presente perché c’è orgoglio e una cura che permettono, con questa consapevolezza, di poter sperimentare per l’oggi le soluzioni più ardite senza per questo dover perdere pezzi di identità per strada. È futuro perché respiri l’aria del mondo che verrà ( e nelle nostre lande sicuramente dopo.. ),<strong> perché l’integrazione non è tema di preoccupate relazioni ai convegni ma la vedi e la apprezzi per strada, sui treni e negli uffici. </strong> È futuro perché a fianco della biblioteca del 1200 dove i due barboni – nel senso di dotati di folta peluria a ricoprir le gote &#8211; si ritrovavano verso la metà dell&#8217;ottocento a discutere dei destini dell’umanità, o meglio della parte più debole, ci stanno i dieci piani vetro e cemento del museo del football ( e ci stanno bene). <strong>Lo si nota anche nel linguaggio al convegno, che non ha paura delle parole e della loro potenza.</strong> <strong>Cambiamento e rinnovamento: una nuova direzione per il movimento cooperativo; principi tradizionali ma applicazione moderna; onorare il passato senza rimanere bloccati al suo interno.</strong><br />
Questa è la prima impressione che ricevo, e poi un’altra, girovagando tra gli stand dell’ex stazione ferroviaria rimessa a nuovo e trasformata in centro congressi ( a anche nella programmazione urbanistica trovi declinati i concetti di prima…): il movimento cooperativo è grande, importante, variegato e si occupa di tutto: oggettivamente una della possibili leve di miglioramento della condizione delle persone a livello mondiale. Insomma: sappiamo far di tutto, lo facciamo spesso meglio degli altri, e con un occhio sempre attento a chi ha di meno e a chi verrà dopo di noi. Del resto nelle relazioni che sento dai cooperatori di tutto il mondo mi viene confermata questa mia sensazione. E poi <strong>tanta gioventù e tanta immediatezza e spontaneità.</strong> <strong>Penso: bisognerebbe portarli tutti, qua, quelli che lavorano con noi in Coop.</strong>Credo di aver integrato le scarse conoscenze che avevo della città.</p>
<div style="text-align: justify;">A proposito: oltre al Manchester United del Sir Ferguson di cui sopra – che vota convintamente laburista &#8211; e al meno famoso Manchester City, affidato alle cure del nostrano Mancini a Manchester c’è anche <strong>l’United of Manchester, squadra semiprofessionista. Segni particolari: è una squadra cooperativa.</strong></div>
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<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2012/12/Minin.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1640" title="Minin" src="http://www.lacooperazionereggiana.it/wp-content/uploads/2012/12/Minin.jpg" alt="" width="600" height="149" /></a></div>
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		<title>Un libro su Valdo Magnani cooperatore</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 13:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie Cooperative]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[istoreco]]></category>
		<category><![CDATA[valdo magnani]]></category>

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		<description><![CDATA[Valdo Magnani, politico e intellettuale raffinato, tra le personalità più importanti del dopoguerra italiano, è noto in particolar modo per la sua tormentata vicenda politica...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Valdo Magnani, politico e intellettuale raffinato, tra le personalità più importanti del dopoguerra italiano, è noto in particolar modo per la sua tormentata vicenda politica legata al Pci. Ma per un lungo periodo, dopo il suo rientro nel Pci agli inizi degli anni 60, fu un dirigente cooperativo di altissimo livello, tanto da diventare per due anni presidente della Lega Nazionale delle Cooperative.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa sua esperienza cooperativa è appena uscito un libro scritto dallo storico Tito Menzani: &#8220;<strong>Valdo Magnani cooperatore. Un intellettuale reggiano e il suo contributo per una impresa differente&#8221;</strong>. Di questo lavoro, edito da Unicopli, e della figura di Magnani si è parlato il 16 settembre a Festareggio, in una iniziativa organizzata da Istoreco. Sono intervenuti lo stesso Tito Menzani, Simona Caselli, presidente di Legacoop Reggio Emilia, e Maurizio Brioni, dirigente di Coopsette e studioso del fenomeno cooperativo. Ha coordinato l&#8217;incontro Mirco Carrattieri, presidente di Istoreco.<br />
Menzani ha tratteggiato l&#8217;esperienza nella cooperazione di Magnani, un periodo non breve della sua vita, ma ancora poco studiato. Presidente prima dell&#8217;Associazione nazionale delle Cooperative agricole, poi presidente del Fincooper, la finanziaria della Lega delle Cooperative, <strong>viene eletto presidente nazionale della Lega delle Cooperative tra il 1978 e il 1979</strong>. Ruolo questo che assume in un momento drammatico per la Lega, coinvolta nell&#8217;affare Duina. Magnani viene scelto per le sue capacità e per la sua statura morale. Se l&#8217;esperienza della Lega delle Cooperative non si conclude in quel periodo, come molti pensavano che dovesse essere, lo si deve all&#8217;impegno e all&#8217;intelligenza di Magnani.<strong> Lasciato il massimo incarico nella Lega Magnani entra poi nel board dell&#8217;Ica (l&#8217;Alleanza cooperativa internazionale) e assume la presidenza dell&#8217;Istituto Luzzatti, per morire nel 1982.</strong> Per Menzani nel pensiero di Magnani è evidente un approccio riformista, che si ritrova nei suoi lavori sulla cooperazione. Un altro aspetto del pensiero di Magnani è quello di considerare la forma cooperativa alternativa all&#8217;impresa privata e all&#8217;impresa pubblica.<br />
<strong>Simona Caselli ha ricordato la grande stima che la cooperazione emiliana ha nutrito per Valdo Magnani, una figura che ha saputo unire grandi capacità organizzative con una analisi dell&#8217;esperienza cooperativa collocata sempre in una visione più ampia dei problemi.</strong> Magnani, nel suo impegno di dirigente della Lega delle Cooperative, ha sempre tenuto al centro la &#8220;missione&#8221; della cooperazione, come impresa &#8220;differente&#8221; possibile modello per una economia &#8220;differente&#8221;. La presidente di Legacoop ha anche sottolineato la visione strategica di Magnani, in particolare per<strong> l&#8217;importanza data ai problemi del credito (allora sottovalutati nel mondo cooperativo), alla proiezione internazionale della cooperazione e ai temi dell&#8217;unità del mondo cooperativo.</strong><br />
Maurizio Brioni, ricordando come Magnani abbia rappresentato una delle ultime figure di &#8220;ideologo&#8221; del movimento operaio italiano, ha sottolineato uno degli aspetti salienti del suo pensiero: una questione decisiva è la capacità delle persone di autoorganizzarsi, non solo come scelta difensiva, ma anche come prospettiva di miglioramento. Il ragionamento di Magnani non era sviluppato in chiave ideologica, ma partiva dalla necessità di costruire dal basso una società nuova.<br />
Nella interessante discussione su Magnani e la cooperazione non sono mancati anche collegamenti con la situazione attuale, dove emerge in tutto il mondo il ruolo che può avere, e che ha avuto, la cooperazione nella situazione di crisi che si sta vivendo.</p>
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		<title>Giannetto Gatti, un cooperatore attraverso due secoli</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 15:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Calzari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie Cooperative]]></category>
		<category><![CDATA[giannetto gatti]]></category>
		<category><![CDATA[Latteria sociale San Giovanni]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sento onorato di essere stato chiamato a scrivere di Giannetto Gatti. Lo dico in quanto doverosa premessa che aiuta a comprendere i sentimenti che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi sento onorato di essere stato chiamato a scrivere di Giannetto Gatti. Lo dico in quanto doverosa premessa che aiuta a comprendere i sentimenti che nutro nei confronti di una persona alla quale voglio bene, e per la quale ho una profonda stima, considerazione, ammirazione. Io vivo praticamente a Novellara dalla fine degli anni ’60, da quando ho iniziato a giocare nella mitica Siloplast, la squadra di pallacanestro locale. Ma fino agli anni ’90 non ho conosciuto personalmente Giannetto; l’ho sentito spesso nominare da mia suocera e da altre persone che furono anch’esse protagoniste negli anni del dopoguerra, quelli della rinascita, della conquista dei diritti, dell’emancipazione sociale d’intere generazioni. Sentivo parlare di Lui da Tonino Mariani, da Marta Beltrami e da altre donne e uomini (Dilva, Edda e Gina, Corradini e Crotti) che hanno, come prima dicevo, segnato e caratterizzato un periodo importante della nostra storia: personaggi che ti affascinavano e che ti colpivano per la forza e per la capacità con le quali si sono <strong>impegnati per il bene comune, per la crescita democratica di Novellara</strong> e per l’affermazione di una società di eguali. Ho idealizzato queste figure, ho cercato d’apprendere da loro, ho ascoltato i loro racconti, ho posto nel mio cuore i valori e i principi che danno un senso alla vita e una dimensione sociale ad una persona. Giannetto l’ho conosciuto un giorno in Comune. Venne da me con Fausto Carusella e<strong> mi venne a parlare della Latteria San Giovanni e dei loro programmi d’innovazione e di sviluppo dell’attività</strong>. Ascoltavo questa persona, non più giovane, che esprimeva concetti, logiche, necessità, programmi ben studiati, e lo faceva in un modo che contagiava, che dimostrava leggerezza, trasparenza, e che faceva emergere una giovinezza vera, non targata dall’anagrafe ma da un entusiasmo genuino e sincero. Era venuto da me perché <strong>la burocrazia degli uffici avrebbe procrastinato gli interventi a tempi non definibili, con il rischio di rendere finanziariamente ed economicamente non compatibile il piano d’ammodernamento necessario per rispettare le leggi e rimanere sul mercato.</strong> Ogni tanto volgevo lo sguardo verso Fausto Carusella, il quale mi faceva intuire che l’uomo e proprio quello, concreto, serio, determinato, sincero. Chiesi ad entrambi di seguirmi all’ufficio tecnico. Volevo verificare le difficoltà reali, capire le argomentazioni degli uni e degli altri. Sinceramente <strong>avevo però già deciso che le ragioni di Giannetto, di Fausto e della Latteria non potevano che essere quelle giuste: c’è spesso qualcosa di superiore che t’aiuta a comprendere.</strong> Nell’occasione quel qualcosa aveva un nome e un cognome: Giannetto Gatti, la cui ragioni stavano nel suo parlare con il cuore in mano, senza interessi di tipo personale, con la forza di una storia personale bella e di assoluta garanzia. All’ufficio tecnico, dopo qualche richiamo a leggi, circolari e regolamenti, ci si intese, si presero degli accordi seri, si ipotizzò un percorso chiaro e di garanzia per le parti, si definì un responsabile del procedimento amministrativo. Giannetto si sentì tutelato e in grado d’andare ad assumersi gli impegni per un investimento dai valori monetari del tutto ragguardevoli. L’uomo è uno di quelli alla Tonino Mariani, vale a dire di quelli che sanno stare un passo davanti alla legge, senza infrangerla, e che <strong>quando ti stringono la mano non c’è atto o rogito o notaio che tenga.</strong> In seguito c’incontrammo abbastanza spesso, tra visite alla Latteria per incontri di vario tipo, assemblee di bilancio, delegazioni che venivano dall’estero a vedere l’Emilia del sociale, del Parmigiano – Reggiano, <strong>della politica dei don Camillo e dei Peppone</strong>. Quando passo da casa sua per i saluti di Natale o per altre occasioni, mi piace andare non in modo fugace o rituale; mi piace ascoltare il percorso di una vita che nasce nelle nostre campagne, nella scelta della lotta partigiana, della cooperazione, dell’impegno politico, dell’impegno sociale. Giannetto è un over 90 ed è ancora in prima linea. <strong>E lì in trincea per volere dei Soci che hanno ancora bisogno di Lui. Un bisogno collegato a trarre profitto dalla sua esperienza, saggezza, equilibrio, ma credo principalmente dalla forza morale e dalla energia dell’uomo, dalla sua voglia di fare, di capire l’evolversi dei tempi, di schierarsi per l’innovazione, di leggere il domani con il cuore nel passato e la mente nel futuro.</strong> All’inaugurazione della Latteria sociale San Giovanni, avvenuta nel 2005 dopo gli importanti lavori d’ampliamento e di ristrutturazione, l’ospite d’onore, Romano Prodi, tracciò un quadro chiaro sul valore dell’economia agricola nei nostri territori. Una riflessione per nulla di circostanza, nella quale l’uomo, il dirigente, il cooperatore Giannetto Gatti ebbe un posto di riguardo, perché esempio di virtù, quelle virtù che hanno sempre rappresentato e rappresentano la straordinarietà della nostra gente, del nostro essere individui e comunità nella stessa misura, nello stesso tempo. Giannetto è ancora sulla breccia per il semplice fatto che è sempre stato uno di noi, con un ruolo diverso, ma uno di noi. Non si è mai messo su di un piedistallo a dispensare ricette, verità, pretendere elogi. E’ stato uno dei noi (<strong>il noi per un cooperatore è titolo di grande merito</strong>) in tutte le scelte che ha fatto: nel suo ruolo di responsabile nelle file dei partigiani; nel decidere che la terra, acquisibile per legge a condizioni di tutto favore, doveva comprarla la cooperativa e non i singoli soci (patrimonio comune); nel ruolo politico/amministrativo al servizio della nostra gente; quale presidente di una cooperativa agricola che è tuttora tra le più importanti e prestigiose d’Italia; quale guida di un caseificio (l’unico rimasto nel nostro territorio) che è un modello d’efficienza, modernità, qualità dei prodotti che lì nascono, prendono corpo, si stagionano, vale a dire che fanno un percorso virtuoso che tanto assomiglia alla vita di un uomo, di un padre di famiglia, di un dirigente cooperativo, di <strong>una brava persona che al secolo risponde al nome di Giannetto Gatti.</strong></p>
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